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Poltrona Joe: il design diventa POP

Posted on Luglio 12, 2019

Il guantone da baseball che diventò icona POP

Un guantone da baseball gigante troneggia in mezzo alla sala. Sembra una mano pronta ad accoglierci (c’è posto infatti per almeno due persone) o forse a prendere a schiaffi le convenzioni.  Perché Joe – in omaggio al mito del baseball americano Joe Di Maggio – è più che una poltrona: è rottura anticonformista con ogni schema del passato, è ironia, divertimento, è lo spirito POP che invade la casa. Arredandola.

Poltrona Joe di Poltronova: guantone da baseball trasformato in seduta pop art

Quando si parla di poltrona pop art, si intende una seduta che porta in casa il linguaggio della cultura di massa: forme riconoscibili, ironia dichiarata, colori pieni, materiali industriali e una certa voglia di “giocare” con l’arredo. Nel passaggio fra anni ’60 e ’70, questo immaginario entra negli interni senza chiedere permesso: la casa smette di essere solo compostezza borghese e diventa un luogo in cui il design pop art può raccontare storie, citare oggetti quotidiani, sorprendere. In questo senso Joe è un manifesto: una seduta pop art iper-realista, nata dall’idea semplice e potentissima di trasformare un guantone da baseball in un oggetto da abitare.

Icona anticonformista

Icona indiscussa del design italiano e internazionale, esibita nei più grandi musei d’arte e di design internazionali come il MoMA di New York, la poltrona Joe rappresenta per il mondo del design quello che la Marilyn di Warhol ha rappresentato per l’arte visiva: rivoluzione POP. Joe infatti ha avuto il merito e il coraggio di introdurre nell’ambiente domestico figurazioni iper-realistiche, appartenenti alla società di massa, elevandole a design.
Pop Art e cultura di massa: immagini e colori che hanno ispirato il design degli anni ’60 e ’70

L’idea POP

L’idea di trasformare un oggetto di uso quotidiano – in questo caso un guantone da baseball – in qualcosa di memorabile, duraturo e – nel caso del design – anche perfettamente ergonomico, è il cuore della cosiddetta POP ART. Il clima culturale della fine degli anni ’60, che ha portato alla rivoluzione dei costumi, è stato caratterizzato dal desiderio e dall’esigenza di mettere in discussione forme e canoni tradizionali. Il “pop”, ossia il popolare, appartenente alla cultura di massa e consumistica, diventa grazie all’arte qualcosa di eterno. Oggetti di consumo quotidiano, come lattine, riviste, ma anche i nuovissimi elettrodomestici, vengono trasformati in icone.
Poltrona Joe di Poltronova: seduta pop art a forma di guantone da baseball

Chi è Joe

Ma chi è, o meglio cos’è, Joe? Joe è una poltrona dalle dimensioni importanti (175 x 110 cm) e nasce nel 1970 su intuizione dello studio DDP – il trio anticonformista dell’architettura e del design italiano. Joe invita al relax e al gioco. È accogliente, esuberante, comoda. È composta da un’armatura in acciaio e da un’imbottitura in poliuretano espanso preformato e rivestito con 10 cm di morbida pelle. Joe nasce dal desiderio di rendere il design qualcosa di divertente, completamente nuovo, capace di mettere in discussione forme e canoni tradizionali.

1. Un’icona pop art nel design: perché la poltrona Joe è diventata un simbolo

Joe non è soltanto una poltrona “strana”: è un pezzo che ha cambiato il modo di intendere l’arredo come narrazione. La sua forza sta nell’essere immediatamente leggibile (un guantone da baseball, senza ambiguità) e, insieme, inattesa nella funzione: un oggetto nato per lo sport diventa rifugio domestico. È qui che la Pop Art, con la sua capacità di trasformare il quotidiano in immagine collettiva, incontra il progetto industriale.

Nel panorama del design anni ’70, Joe si distingue perché non usa l’ironia come dettaglio decorativo, ma come struttura dell’oggetto: invita a sedersi, a condividere, a interpretare lo spazio con leggerezza. È anche per questo che è diventata una delle icone del design pop: non invecchia, perché non dipende dalla moda, ma da un’idea riconoscibile che continua a parlare.

2. Dal guantone da baseball alla seduta: l’idea e il contesto culturale degli anni ’60 e ’70

L’iper-realismo di Joe non è un capriccio formale: è una risposta al clima culturale di quegli anni, quando oggetti, immagini e marchi della società dei consumi diventano materia prima per l’arte e, a cascata, per il progetto. La citazione del baseball – mito americano popolare e mediatizzato – funziona come un ponte fra cultura di massa e interior design: un gesto che sposta l’attenzione dal “bello” al “significativo”.

Se molte sedute del periodo inseguono futurismi e sperimentazioni, Joe sceglie una strada più diretta: entra in casa come un oggetto familiare, ma lo fa ingrandendo la scala e cambiando il registro. Il risultato è una poltrona anni 70 pop art che occupa lo spazio con presenza scenica, e che proprio per questo richiede una scelta consapevole, non solo estetica.

3. Com’è fatta la poltrona Joe: dimensioni, materiali e comfort

Al di là dell’impatto visivo, Joe è un oggetto costruito per essere usato: struttura in acciaio, schiume sagomate e un rivestimento importante (spesso in pelle) che contribuisce sia alla resa “iper-realista” sia alla sensazione tattile. Le dimensioni generose citate nel testo originale aiutano a capirne la natura: non è una poltroncina da angolo, ma una seduta che può accogliere anche due persone, più vicina a un piccolo divano scultoreo che a un’icona da vetrina.

Il comfort è morbido e informale: ci si “infossa” più che sedersi composti. È parte del suo carattere e della sua ergonomia reale, pensata per il relax e per un uso conviviale, non per una postura rigida da conversazione.

Ingombri in casa e consigli di posizionamento

Prima di innamorarsi (o di acquistare), vale la pena ragionare sugli ingombri: Joe ha bisogno di respiro intorno, altrimenti l’effetto scenografico si perde e l’ambiente appare semplicemente pieno. In soggiorno funziona bene come pezzo “focale”, magari vicino a una libreria bassa o a una parete libera, lasciando un passaggio comodo sui lati. In uno studio o in una zona lettura può diventare un angolo dichiaratamente ludico, purché non intralci la fruizione quotidiana.

Considera anche gli aspetti pratici: il peso e il volume incidono su trasporto e consegna, e la presenza di pelle o rivestimenti delicati suggerisce di evitare l’esposizione diretta e prolungata a sole intenso o fonti di calore ravvicinate.

4. Joe e le altre sedute pop art: affinità e differenze

Chi cerca ispirazione nell’arredamento pop art spesso non vuole “solo Joe”: vuole capire che tipo di energia portano in casa queste sedute-oggetto. Joe appartiene alla famiglia dei pezzi che trasformano un’icona popolare in esperienza domestica. Accanto a lei, esistono altre strade: sedute che giocano con il colore, con la plastica, con il gonfiabile, con l’idea di modularità o con forme volutamente provocatorie.

Senza forzare paragoni, si possono individuare alcune alternative ricorrenti nell’immaginario collettivo (e nelle collezioni) quando si parla di sedute d’impronta pop:

  • Gonfiabili e vinilici, come la Blow (citata nel testo): più leggeri, effimeri, perfetti per chi ama la stagione dell’ironia radicale.
  • Plastiche monoscocca e colori saturi: hanno spesso un’attitudine pop più “grafica” che scultorea e dialogano bene con interni contemporanei.
  • Forme scultoree anni ’70 (anche in tessuto o velluto): meno citazioniste, ma ugualmente teatrali, ideali se vuoi un’energia vintage senza un riferimento figurativo così esplicito.

Joe resta unica per la sua riconoscibilità: è la classica poltrona guantone vintage (o riedizione) che non chiede di essere capita, ma solo guardata. Proprio per questo, in un interno molto minimal può diventare un contrasto riuscito; in un contesto già ricco di pattern e colori, invece, può risultare ridondante.

5. Come scegliere una poltrona pop art oggi: originali, vintage e riedizioni

Oggi Joe si può incontrare in più forme sul mercato: esemplari d’epoca, riedizioni, versioni successive. Per chi cerca una poltrona Joe Poltronova la domanda non è solo “mi piace?”, ma anche “che storia voglio portare in casa?”. Il second hand ha il fascino della patina e delle tracce d’uso; una riedizione può offrire materiali in condizioni eccellenti e maggiore tranquillità sul piano della manutenzione.

Anche le fasce di prezzo possono cambiare sensibilmente in base a anno, condizioni, rivestimento, provenienza e documentazione. In generale, un pezzo ben conservato e attribuibile con chiarezza al produttore (o a una serie riconosciuta) tende a mantenere valore nel tempo, proprio perché parliamo di un oggetto-icona.

Cosa controllare prima dell’acquisto e come prendersene cura

  • Autenticità e tracciabilità: chiedi etichette, marchi, documenti, provenienza e, quando possibile, riferimenti alla produzione. Nel dubbio, meglio un venditore trasparente che un “affare” opaco.
  • Condizioni della struttura e dell’imbottitura: verifica stabilità, cedimenti, deformazioni e consistenza delle schiume.
  • Rivestimento: la pelle va osservata in controluce per individuare screpolature, secchezza, abrasioni o differenze cromatiche dovute a esposizione.
  • Trasporto: considera ingombro e passaggi (scale, ascensore, porte). Un grande oggetto morbido non è sempre semplice da manovrare.

Per la manutenzione della pelle valgono poche regole, ma decisive: spolvero frequente, pulizia delicata con prodotti adatti al tipo di finitura, niente solventi “universali”, e attenzione alla luce diretta. Un pezzo pop non deve per forza restare intonso, ma merita di invecchiare bene.

6. Idee per arredare con una poltrona pop art: abbinamenti e stile

Inserire una seduta così caratteristica richiede equilibrio. Il modo più efficace è trattarla come un accento, non come un tema da replicare ovunque: una sola “nota forte” può dare identità a un living intero.

  • Palette: se Joe è in pelle colorata, lascia che attorno prevalgano neutri caldi (crema, sabbia, grigi morbidi) o un legno naturale. Se invece vuoi un interno più dichiaratamente pop, scegli due colori “compagni” e ripetili in dettagli piccoli (un cuscino, un vaso, una stampa), senza saturare.
  • Materiali: funziona bene con superfici opache e materiche (intonaco, tessuti bouclé, legni spazzolati) che smorzano l’effetto “giocattolo” e rendono l’insieme più adulto.
  • Ambienti: in soggiorno può diventare la poltrona da conversazione; in uno studio porta energia e ironia; in una casa open space è utile come segnale visivo per delimitare un’area relax.
  • Errori comuni: accumulare troppi pezzi “urlati” insieme, oppure schiacciarla in un angolo buio. Joe ha bisogno di luce e di una distanza corretta per essere letta come scultura abitabile, non come ingombro.

Se ami l’estetica pop, ma temi l’effetto tematico, prova a far dialogare Joe con un solo elemento grafico importante (un quadro, una stampa, un tappeto a pattern controllato). L’insieme risulterà più raffinato e, soprattutto, più facile da vivere nel tempo.

Ingombri in casa e consigli di posizionamento

Prima di innamorarsi (o di acquistare), vale la pena ragionare sugli ingombri: Joe ha bisogno di respiro intorno, altrimenti l’effetto scenografico si perde e l’ambiente appare semplicemente pieno. In soggiorno funziona bene come pezzo “focale”, magari vicino a una libreria bassa o a una parete libera, lasciando un passaggio comodo sui lati. In uno studio o in una zona lettura può diventare un angolo dichiaratamente ludico, purché non intralci la fruizione quotidiana.

Considera anche gli aspetti pratici: il peso e il volume incidono su trasporto e consegna, e la presenza di pelle o rivestimenti delicati suggerisce di evitare l’esposizione diretta e prolungata a sole intenso o fonti di calore ravvicinate.

Credits: Poltronova

I padri di Joe: il trio DDP

I creatori di Joe sono un trio che ha segnato per sempre la storia del design italiano e non solo, con oggetti e arredi entrati nell’immaginario collettivo. Sono Jonathan De Pas, Donato D’Urbino e Paolo Lomazzi. In arte DDP.
Iniziano il loro percorso professionale come architetti. Imperativo: svecchiare gli ambienti della casa, aprendo le stanze, creando ampi spazi conviviali, dando rilevanza alla zona living, in una visione di grande avanguardia, ancora oggi attuale. Ma è nel campo dell’arredo che la loro impronta anticonformista è più decisiva: tra le icone più memorabili del trio ricordiamo la poltrona gonfiabile Blow o l‘appendiabiti Sciangai  con cui hanno vinto il Compasso d’Oro nel 1979.

L’azienda: Poltronova

Jonathan De Pas, Donato D’Urbino e Paolo Lomazzi trovano terreno fertile alla loro creatività grazie all’italiana Poltronova. Un’azienda toscana che non solo ha lavorato con i maestri del design – da Ettore Sottsass a Gae Aulenti – ma che ha anche avuto il merito di lasciare ampio spazio agli innovatori, considerati negli anni ’60 dei “radicali sovversivi”. Nello stesso catalogo si possono trovare quindi arredi classici e intramontabili insieme a progetti irriverenti e anarchici.
screenshot-homepage

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