Intervistata: Simona Colombo – CHIEF MARKETING OFFICER ARPER
Il nuovo progetto Arper Resale apre alla sostenibilità, alla cultura del prodotto e a una nuova relazione con il cliente finale. In questo dialogo con Deesup, Simona Colombo racconta come il brand trasformi la gestione dei prodotti fuori collezione in un’opportunità di circolarità, valorizzando design e qualità nel tempo.
Nella vostra visione di sostenibilità, che cosa rappresenta il progetto Arper Resale?
Arper Resale rappresenta un’estensione naturale della nostra visione di sostenibilità. Per noi sostenibilità significa innanzitutto responsabilità: verso le persone, gli spazi che abitiamo e le risorse che utilizziamo. In questo senso, il resale ci permette di dare continuità al valore del design Arper, prolungando la vita dei prodotti e riducendo la necessità di immettere nuovi beni nel sistema quando esistono già arredi di qualità pronti a trovare una seconda collocazione.
È anche un progetto culturale: invita a guardare il prodotto non come qualcosa che perde valore nel momento in cui esce da una collezione o da un ciclo commerciale, ma come un oggetto progettato per durare, capace di mantenere qualità estetica, funzionale e relazionale nel tempo.
In che modo il concetto di circolarità si traduce, nel vostro caso, nella gestione dei prodotti fuori collezione, i cosiddetti phase-out?
Nella capacità di intervenire prima che un prodotto venga considerato eccedenza, scarto o semplice stock da smaltire.
Nel caso dei prodotti phase-out, Arper Resale diventa uno strumento per rimettere in circolo arredi che hanno ancora pieno valore d’uso e qualità progettuale, spesso si tratta di prodotti ancora perfettamente coerenti con esigenze reali di spazi domestici, professionali o hospitality.
Attraverso il resale possiamo quindi trasformare una fase delicata della gestione del ciclo di vita del prodotto in un’opportunità: ridurre sprechi e ottimizzare risorse già esistenti. È un passaggio importante perché sposta l’attenzione dalla logica lineare (produzione, vendita, uscita di collezione) a una logica più aperta, in cui il prodotto continua a generare valore.
In ambito prodotto sono tanti i progetti sostenibili che contraddistinguono Arper. Come il progetto Arper Resale può rafforzare la componente sostenibile dei prodotti realizzati?
Porta nel concreto un principio che per noi è centrale: progettare arredi pensati per durare, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche estetico e funzionale.
Negli anni Arper ha investito molto sulla sostenibilità del prodotto, lavorando su materiali, processi produttivi, certificazioni, riduzione dell’impatto ambientale e progettazione orientata al fine vita. Con Arper Resale aggiungiamo un passaggio ulteriore: diamo ai prodotti la possibilità di continuare il proprio ciclo di utilizzo anche dopo la prima destinazione d’uso.
In che modo il progetto Arper Resale riflette l’evoluzione verso un modello sempre più aperto anche al B2C, creando un nuovo canale di relazione diretta con il cliente finale?
Negli anni il confine tra spazi professionali, domestici e ibridi è diventato sempre più fluido. Arper Resale intercetta questa evoluzione e apre un canale di relazione più diretto con il cliente finale, complementare alla nostra vocazione contract.
In questo scenario, cambia anche il modo in cui le persone scelgono: non cercano solo prodotti belli e funzionali, ma soluzioni con una storia, capaci di esprimere una scelta più consapevole. Arper Resale risponde a questa sensibilità mettendo al centro il valore del prodotto nel tempo e creando nuove occasioni di contatto con chi riconosce nel design Arper un’idea di qualità pensata per durare.
Sperimentare il resale nel design contemporaneo significa anche influenzare la cultura del settore. In che modo Arper intende contribuire a ridefinire il concetto di circolarità e di valore del design nel lungo periodo?
Il valore di un prodotto non si esaurisce nel suo primo utilizzo. Può continuare a esprimersi nel tempo, attraverso la durata, l’adattabilità e la possibilità di essere riparato.
Il resale diventa quindi un modo concreto per dare continuità al valore del design: significa riconoscere che un prodotto può avere più vite e che un arredo già esistente porta con sé una storia, una qualità verificata e una continuità d’uso. Vogliamo contribuire a una cultura del design in cui la sostenibilità sia percepita come una dimensione naturale della qualità progettuale. In fondo, il design più responsabile è quello che continua a essere desiderabile, utile e significativo nel tempo.
Crediti fotografia: Lea Anouchinsky
