In ogni ambito, esistono oggetti che trascendono la propria funzione quotidiana per diventare simboli, pezzi leggendari capaci di ispirare generazioni di appassionati e professionisti. Nel design, questo fenomeno è ancora più evidente: alcuni articoli, pur nascendo per esigenze pratiche, hanno raggiunto lo status di “icona” grazie a linee rivoluzionarie, tecniche costruttive avanzate o semplicemente a un’intuizione estetica inarrivabile. Da lampade che hanno cambiato l’illuminazione degli interni a sedie pionieristiche sul piano ergonomico, ogni creazione porta con sé aneddoti e storie affascinanti. In questa guida approfondita passeremo in rassegna dieci esempi di oggetti famosi che hanno segnato la storia dell’arredo, scoprendone le peculiarità, le origini e qualche curiosità spesso sconosciuta. Se desideri rendere la tua abitazione più ricca di significato – o magari sei alla ricerca di elementi speciali da affiancare ad altri complementi – ecco una selezione di pezzi di design da avere, dedicati a chi vuole portare a casa un po’ di storia e tanto stile.
INDICE
- Introduzione agli oggetti creati per cambiare il concetto di design
- Lampada “Arco” di Achille e Pier Giacomo Castiglioni (1962)
- Poltrona “Eames Lounge Chair” di Charles e Ray Eames (1956)
- Poltrona “Wassily” di Marcel Breuer (1925)
- Spremiagrumi “Juicy Salif” di Philippe Starck (1990)
- Tavolino di Isamu Noguchi (1947)
- Sedia “Panton” di Verner Panton (1960)
- Lampada “Anglepoise” di George Carwardine (1932)
- Radio “Cubo” di Brionvega (1964)
- Moka Bialetti (1933)
- Sedia Thonet n.14 (1859)
- Conclusioni: integrare un tocco di storicità e innovazione nei tuoi ambienti
1. Introduzione agli oggetti creati per cambiare il concetto di design
Quando riflettiamo su come organizzare o impreziosire gli interni, spesso pensiamo a sedie, tavoli, lampade, strumenti di uso quotidiano che rispecchino il nostro gusto. Ma esiste una differenza sostanziale tra oggetti normali e quelli capaci di diventare vere icone del design: i primi rispondono a una necessità, i secondi la trasformano, proponendo soluzioni formali o tecniche mai viste prima. Un oggetto di design famoso non è un semplice arredo: porta con sé la visione di un’epoca e la sperimentazione di un progettista, travalicando la funzione per raggiungere una poetica estetica.
Le dieci proposte che seguono provengono da periodi diversi, ma tutte incarnano qualcosa di peculiare: innovazione nei materiali, rottura degli schemi o semplicemente uno stile inconfondibile. Se inseriti in una casa dai tratti contemporanei o anche tradizionali, hanno il potere di catalizzare l’attenzione e di raccontare una storia che si intreccia con la vita domestica quotidiana. Scopriamo insieme come sono nati e perché rappresentano “gli oggetti più belli del mondo” nel campo del design, da cui prendere ispirazione o che è possibile acquistare – magari su un marketplace specializzato in articoli di seconda mano di alta gamma – per portare un frammento di storia e autenticità nelle proprie stanze.
2. Lampada “Arco” di Achille e Pier Giacomo Castiglioni (1962)
Iniziamo con uno dei simboli dell’illuminazione moderna, concepito dai fratelli Castiglioni e prodotto da Flos. L’idea alla base di “Arco” era semplice e rivoluzionaria: spostare la luce dal soffitto a un punto decentrato, permettendo di illuminare, per esempio, un tavolo senza dover forare il soffitto. La struttura è formata da un arco in acciaio inossidabile che si estende dalla sua base in marmo di Carrara, dal notevole peso, per stabilizzare la lampada. Questa base, con angoli smussati e un foro che consente di sollevarla con un semplice manico di scopa, rappresenta una sintesi perfetta tra estetica e usabilità.
Curiosità: la forma dell’arco non fu scelta solo per ragioni estetiche. Gli autori desideravano che la fonte luminosa fosse sufficientemente lontana dalla base, esattamente a 2 metri dal centro della base in marmo. Così, la lampada ricorda una lampada a sospensione, ma poggia a terra. Nonostante le molte imitazioni, la “Arco” rimane un esempio di design che, a distanza di decenni, continua a illuminare case e salotti con la sua silhouette elegante e inconfondibile.
3. Poltrona “Eames Lounge Chair” di Charles e Ray Eames (1956)
Riconoscibile anche da chi non è esperto di design, la Lounge Chair realizzata da Charles e Ray Eames per Herman Miller è un classico intramontabile. L’idea era unire il comfort di un guanto da baseball a un’estetica raffinata. Con le sue scocche in legno curvato, i cuscini in pelle e la base girevole in metallo, questa poltrona offre un mix di lusso e comodità non comuni all’epoca. Viene spesso accostata a un ottoman coordinato, per distendersi completamente.
Curiosità: inizialmente il rivestimento fu proposto in pelle nera, ma col tempo Herman Miller e Vitra (che produce in Europa) hanno introdotto numerose colorazioni e finiture di legno. Nel corso degli anni, la poltrona è apparsa in innumerevoli film e serie TV, diventando un sogno di molti appassionati di architettura e arredo. Il suo prezzo la colloca in una fascia alta, ma chi la possiede sottolinea l’eccezionale ergonomia e il valore iconico, tanto da considerarla uno dei “pezzi di design da avere in casa” se si ama lo stile mid-century modern.
4. Poltrona “Wassily” di Marcel Breuer (1925)
Dalle linee geometriche e dall’uso innovativo del tubolare d’acciaio, la “Wassily” è un manifesto del razionalismo. Progettata da Marcel Breuer quando faceva parte del Bauhaus, rappresenta l’applicazione del concetto di semplicità formale e industrializzazione del mobile. Il nome curioso deriva da Wassily Kandinsky, collega di Breuer al Bauhaus, che si innamorò di un prototipo di questa seduta al punto che Breuer ne realizzò uno apposta per lui. Con struttura in tubo metallico cromato e seduta/schienale in tessuto o cuoio, la poltrona esprime un minimalismo funzionale eppure dinamico.
Curiosità: all’epoca, l’idea di usare acciaio tubolare piegato per l’arredo era decisamente avveniristica. Breuer rimase affascinato dal manubrio di una bicicletta Adler, intuendo che la stessa tecnologia poteva trasferirsi ai mobili. Oggi, l’eredità del Bauhaus sopravvive in ambienti moderni, e la “Wassily” risulta ancora straordinariamente attuale, simbolo di un coraggioso passo avanti nella storia del design.
5. Spremiagrumi “Juicy Salif” di Philippe Starck (1990)
Non solo sedute e lampade, ma anche oggetti da cucina possono diventare icone. Ne è un esempio “Juicy Salif”, il celebre spremiagrumi a forma di ragno ideato da Philippe Starck per Alessi. Realizzato in alluminio fuso e caratterizzato da lunghe gambe che sostengono il piccolo cono superiore su cui premere il limone, è più un’opera scultorea che uno strumento efficiente. Anzi, si dice che Starck abbia voluto “sabotare” la sua praticità, rendendolo poco pratico al lavaggio e all’uso, ma fortemente evocativo a livello estetico.
Curiosità: la leggenda narra che, quando Alberto Alessi ricevette i bozzetti di Starck, si accorse che c’erano solo disegni di calamari e nessun riferimento a uno spremiagrumi tradizionale. L’oggetto finale, con le sue lunghe gambe e la forma affusolata, ricorda infatti il profilo di un piccolo calamaro. Nonostante le critiche di funzionalità, “Juicy Salif” è diventato un’icona pop, presente in tante cucine come elemento decorativo e conversazionale, più che come utensile quotidiano.
6. Tavolino di Isamu Noguchi (1947)
Tra i tavoli fuori dagli schemi, quello concepito da Isamu Noguchi e prodotto da Herman Miller è uno dei più noti. La base è formata da due elementi in legno curvato che si incastrano a formare una struttura stabile e scultorea. Sopra, un piano in vetro dalla forma organica, quasi fosse una goccia o un sasso levigato dall’acqua. L’insieme trasmette un equilibrio fra vuoti e pieni di grande leggerezza, tipico del connubio tra design occidentale e ispirazione orientale.
Curiosità: Noguchi, scultore e designer di origini nipponico-americane, sperimentava forme fluttuanti, ispirate alla natura. Questo tavolino appare in molti film e riviste di arredamento, simbolo di un mid-century modern delicato e poetico. L’estrema linearità lo rende adatto a vari contesti, dal salotto minimal all’ambiente vintage, e lo fa emergere come uno dei tavoli creativi più amati dagli appassionati di design.
7. Sedia “Panton” di Verner Panton (1960)
Pur trattandosi di una sedia e non di un tavolo o un lampadario, la Panton Chair merita un posto d’onore quando si elencano oggetti di design celebri. È un monoblocco in plastica stampata a iniezione, caratterizzato da un’unica linea a S, senza gambe separate. Perché citarla tra i pezzi speciali da avere in casa? Perché spesso la si trova abbinata a tavoli moderni o usata come sedia-scultura in un angolo, in abbinamento a una lampada scenografica o un tavolino trasparente.
Curiosità: la lavorazione in un solo stampo e la forma cantilever la resero pionieristica. Verner Panton studiò a lungo come stabilizzarla, e soltanto con i progressi industriali degli anni ‘60 riuscì a produrla in serie. Oggi, Vitra ne cura la riedizione in diversi colori, mantenendone la forza pop e spiritosa, e dimostrando come un “oggetto strano” possa entrare nella quotidianità.
8. Lampada “Anglepoise” di George Carwardine (1932)
Un altro prodotto lampada? Sì, perché la Anglepoise è un perfetto esempio di come un oggetto funzionale — una lampada da lavoro regolabile — possa diventare icona. Ideata dall’ingegnere inglese George Carwardine, si basa su un sistema di molle e leve che consentono di orientare la testa luminosa in quasi tutte le direzioni, mantenendo la posizione desiderata. Il design risulta esile e meccanico, con un’estetica inconfondibile, celebrata anche come “lampada da scrivania ideale”.
Curiosità: la Anglepoise fu pensata inizialmente per l’uso industriale, poi venne adottata in ambito domestico. È stata citata in numerosi film, libri e persino in un cortometraggio Pixar che la omaggiava come ispirazione. Viene spesso acquistata come lampada “da avere”, anche soltanto per arricchire lo studio con un pezzo di storia, associata a un tavolo particolare o in un contesto design.
9. Radio “Cubo” di Brionvega (1964)
Nonostante non sia un arredo, la radio “Cubo” di Brionvega mostra come oggetti dal design particolare possano cambiare la percezione dello spazio e del concetto di elettrodomestico. Progettata dai designer Zanuso e Sapper, questa radio si presenta come un cubo elegante che si apre in due parti, rivelando la consolle di comando. Realizzata in colori vivaci, è un inno alla pop culture e alla rivoluzione degli anni ‘60.
Curiosità: la radio Cubo fu un regalo ambito nelle famiglie italiane che volevano distinguersi. Ancora oggi, la si trova in vendita come riedizione, portando lo stesso spirito vintage. Non occupa molto spazio, e può trovare posto su un tavolo importante o su una mensola, arricchendo l’ambiente con una nota retrò pop. L’inserimento di un apparecchio del genere nel living regala un tocco di storia e un aspetto “stravagante” in contrapposizione alla tecnologia digitale odierna.
10. Moka Bialetti (1933)
Concludiamo con un oggetto di uso quotidiano, famosissimo nelle case italiane (e non solo). La Moka di Bialetti, disegnata da Alfonso Bialetti, è la caffettiera in alluminio a forma ottagonale che dal 1933 ha rivoluzionato il modo di preparare il caffè, portandolo dal bar alla cucina domestica. Pur non essendo un mobile o un pezzo decorativo in senso stretto, è considerata un’icona del design industriale italiano per la sua forma unica e l’efficacia funzionale. Citata come uno degli esempi di design più iconici, la Moka rappresenta la capacità di un oggetto modesto di diventare simbolo di un’intera cultura.
Curiosità: l’omino con i baffi, simbolo del marchio, appare sulle confezioni e rimanda a Renato Bialetti, figlio del fondatore, che ha portato la Moka al successo mondiale. Nonostante l’avvento di macchine espresso e capsule, c’è chi resta fedele alla Moka per l’aroma intenso e il piacere del rito mattutino. Con la sua geometria distintiva e i manici in bachelite, la caffettiera Bialetti continua a comparire in cucine e vetrine museali, testimonianza di design senza tempo e funzione perfettamente eseguita.
11. Rischi di esagerare: trovare l’equilibrio tra oggetti unici e contesto
È bello circondarsi di tante creazioni d’autore, ma occorre ricordare che l’armonia di uno spazio dipende anche dalla moderazione. Se si accumulano troppi oggetti iconici e particolari, si rischia di creare un effetto sovraccarico. Ogni pezzo merita il proprio spazio vitale, la giusta luce e la libertà di esprimersi senza competere con altri oggetti altrettanto vistosi. Per esempio, se nel salotto c’è già un tavolo dal design fuori dal comune, una lampada vistosa e un vaso d’epoca, aggiungere un grosso quadro astratto potrebbe confondere l’occhio. Meglio scegliere uno o due focus e intorno costruire un ambiente neutro che ne metta in risalto forme e materiali. Questo equilibrio vale anche per i colori: se la sedia Panton è in un arancione acceso, conviene mantenere palette più sobrie nel resto dell’arredamento, per permetterle di spiccare con eleganza. La regola “less is more” in questi casi tutela dall’effetto museo caotico.
12. Conclusioni: integrare un tocco di storia e innovazione nei tuoi ambienti
Abbiamo passato in rassegna dieci esempi di oggetti iconici che spaziano da lampade a poltrone, da tavolini particolari a utensili domestici. Ognuno di essi racchiude storia, aneddoti e soluzioni formali ardite, tanto da passare alla storia come “icone del design.” Avere in casa uno di questi pezzi rappresenta un’opportunità di arricchire la quotidianità con cultura visiva, originalità e un racconto che va oltre la funzionalità. Che tu cerchi una lampada scultorea, un tavolo fuori dagli schemi o un complementare come la Moka, l’importante è saperne apprezzare il valore e inserirlo in modo coerente. Se desideri reperire uno di questi articoli senza affrontare i costi del nuovo, esistono marketplace specializzati nell’usato di alta gamma, come Deesup, dove potresti incrociare vere rarità a prezzi più abbordabili. In definitiva, decorare i propri interni con “design oggetti famosi” comporta non solo un beneficio estetico ma un viaggio culturale: ogni volta che userai o ammirerai quell’icona, ricorderai la sua storia, l’idea geniale che l’ha generata, e l’emozione di possedere qualcosa di unico e eterno. A te la scelta di quale “capolavoro” inserire tra le pareti di casa, per renderla davvero tua e irripetibile.