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Lo studio Le Corbusier: il trio che ha rivoluzionato il design

Posted on 16 Gennaio 201921 Marzo 2026

L’archi-star, il cugino di, la pasionaria: il sodalizio decennale (1927-1937) tra Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand – ha dato vita ad alcuni dei più importanti progetti di design del Novecento, come l’iconica Chaise-longue LC4 prodotta da Cassina.
Scopriamo insieme storia e curiosità dei componenti del trio.

Copyright Cassina

Architetto, urbanista e designer, Le Corbusier (1887–1965) ha segnato in modo profondo l’architettura moderna con una visione che univa tecnica, proporzioni e progetto sociale. Accanto a lui, nello studio di rue de Sèvres 35 a Parigi, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand hanno trasformato idee e schizzi in edifici e arredi diventati archetipi. Questo articolo ripercorre in modo ordinato il lavoro del trio tra il 1927 e il 1937, contestualizza alcune opere fondamentali e chiarisce perché, a distanza di decenni, la loro influenza resta centrale (e discussa).

Indice

  1. Il trio dietro lo Studio Le Corbusier
  2. 1927–1937: come lavoravano insieme
  3. Le opere che hanno definito un’epoca
  4. I mobili iconici: dalla LC4 alle altre sedute simbolo
  5. Vita privata, ultimi anni e come è morto Le Corbusier
  6. Eredità, critiche e perché continua a far discutere

1. Il trio dietro lo Studio Le Corbusier

Quando si parla di “Studio Le Corbusier” si pensa spesso a un solo nome. In realtà, per circa un decennio, i progetti di interni e arredo più noti legati al suo universo nascono dall’incontro di competenze molto diverse: la visione teorica e urbana di Le Corbusier, la solidità progettuale di Pierre Jeanneret e lo sguardo di Charlotte Perriand sul vivere quotidiano. È anche per questo che la firma “Le Corbusier – Jeanneret – Perriand” è diventata, nel tempo, una sorta di marchio culturale del modernismo.

Le Corbusier: architetto, urbanista, designer

Nato a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, come Charles-Édouard Jeanneret-Gris, costruisce la sua identità pubblica con lo pseudonimo “Le Corbusier” (spesso cercato online anche come lecorbusier o “Le Corbu”). Tra gli anni Venti e Trenta elabora i celebri “cinque punti” della nuova architettura e sperimenta un linguaggio fatto di volumi puri e pilotis, sostenuto da calcestruzzo armato e una nuova idea di pianta libera. Negli anni Quaranta e Cinquanta matura una ricerca più scultorea e simbolica; parallelamente affina il Modulor, un sistema proporzionale legato al corpo umano che attraversa molte sue opere e il modo di concepire gli spazi.

Pierre Jeanneret: il regista silenzioso dei progetti

Cugino e collaboratore di lunga data, Pierre Jeanneret è spesso descritto come la figura che rende “costruibili” idee e programmi complessi: disegno tecnico, sviluppo dei dettagli, coordinamento. Se oggi molte ricerche parlano di “pierre jeanneret biografia”, è perché la sua vicenda personale merita di essere letta oltre l’etichetta di spalla: dal lavoro nello studio parigino al ruolo cruciale in India, dove segue da vicino i cantieri e progetta anche una vasta serie di arredi per le istituzioni locali. Il suo contributo è decisivo nel dare coerenza e continuità al lavoro del gruppo, soprattutto quando i progetti passano dalla teoria alla pratica.

Charlotte Perriand: la svolta del modernismo domestico

Perriand entra nello studio nel 1927 portando una sensibilità nuova: attenzione all’ergonomia, ai materiali industriali, ma anche alla dimensione sociale e alla vita reale delle persone. Se molte ricerche si concentrano su “charlotte perriand biografia”, è perché la sua influenza va oltre l’immagine della pioniera: introduce nello spazio domestico un modernismo meno dogmatico, capace di accogliere il corpo, il movimento, l’uso quotidiano. Nei pezzi d’arredo attribuiti al trio, il suo apporto è particolarmente riconoscibile nella capacità di trasformare una struttura razionale in un oggetto “abitabile”, non solo esibibile.

2. 1927–1937: come lavoravano insieme

Il decennio 1927–1937 è il cuore del sodalizio: anni intensi in cui lo studio lavora su architetture, allestimenti e mobili con un metodo vicino a quello delle officine moderne. Le Corbusier definisce cornice concettuale, linguaggio e obiettivi; Jeanneret garantisce continuità operativa e controllo del progetto; Perriand spinge la ricerca sul rapporto tra oggetto e gesto quotidiano, tra spazio e comfort.

È in questo periodo che la casa diventa un “sistema” fatto di arredi, luce, percorsi e funzioni: non complementi isolati, ma strumenti per costruire un modo di vivere. Ed è anche qui che si comprende come l’interior design del modernismo nasca dalla collaborazione, più che dal colpo di genio individuale.

3. I progetti e le opere che hanno definito un’epoca

Accanto agli arredi, alcune architetture aiutano a leggere l’evoluzione del pensiero corbusieriano e il suo impatto sull’urbanistica del Novecento: dalla villa come manifesto alle grandi unità abitative, fino alle città pianificate. Qui sotto, una selezione essenziale per orientarsi (senza pretendere di esaurire una produzione vastissima).

Ville Savoye e i principi dell’architettura moderna

La Ville Savoye a Poissy (1928–1931) resta una delle sintesi più chiare dei “cinque punti”: pilotis, pianta libera, facciata libera, finestre a nastro e tetto-giardino. Non è solo una villa elegante: è un prototipo che mette in scena un nuovo rapporto tra struttura e spazio, tra percorso e percezione, diventando un riferimento per l’intero stile modernista.

Unité d’Habitation e l’idea di città verticale

L’Unité d’Habitation di Marsiglia (1947–1952), spesso chiamata anche Cité Radieuse, sposta la ricerca dalla casa singola al collettivo: un “edificio-città” con funzioni integrate e spazi comuni. È un progetto che ha influenzato moltissimo l’architettura del dopoguerra, ma che ha anche alimentato discussioni su densità, standardizzazione e qualità della vita negli insediamenti moderni.

Ronchamp: quando la forma diventa racconto

Con la Chapelle Notre-Dame-du-Haut a Ronchamp (1950–1955) il linguaggio cambia ancora: volumi plastici, luce come materiale, atmosfera quasi tattile. È una delle opere che mostrano come l’autore non sia riducibile a un unico stile: alla razionalità degli inizi si affianca una dimensione più espressiva, capace di parlare anche a chi non ama il modernismo “ortodosso”.

Chandigarh e l’urbanistica messa alla prova

Il piano per Chandigarh (dagli anni Cinquanta) è un capitolo cruciale nella storia dell’urbanistica le corbusier: una città nuova, organizzata per settori, con edifici istituzionali emblematici. È anche un caso-studio: da un lato la forza di una visione coerente; dall’altro i limiti di un modello che, nel tempo, deve misurarsi con crescita demografica, clima, pratiche quotidiane e disuguaglianze. In filigrana, tornano le idee della Ville Radieuse e delle teorie sulla “macchina urbana”, insieme alle critiche che questo impianto ha generato.

Plan Voisin e Ville Radieuse: l’utopia (e le controversie)

Il Plan Voisin (1925) e i testi sulla città moderna mettono nero su bianco una concezione radicale della trasformazione urbana: demolire e ricostruire secondo logiche di efficienza, luce e traffico. Queste proposte hanno alimentato l’immaginario dell’architettura moderna, ma sono anche all’origine delle accuse di eccessivo funzionalismo e scarso rispetto per il tessuto storico. Capire questo passaggio aiuta a leggere, con maggiore equilibrio, sia l’influenza sia le contestazioni legate alla sua figura.

4. I mobili iconici: dalla LC4 alle altre sedute simbolo

Se la LC4 è diventata l’icona popolare per eccellenza, il successo del trio nel design nasce da un’idea precisa: l’arredo come strumento “tecnico” del benessere, dove ergonomia, struttura e materiali industriali lavorano insieme. Il tubolare metallico cromato, i cuscini come volumi autonomi, la scomposizione tra telaio e imbottito sono alcune delle innovazioni che rendono questi pezzi immediatamente riconoscibili.

Pezzo Che cosa lo rende speciale
LC1 Una seduta essenziale, pensata per la postura e la leggerezza visiva: struttura razionale e comfort calibrato.
LC2 / LC3 Volumi imbottiti “incorniciati” da una struttura esterna: il divano come architettura in miniatura.
LC4 Una chaise longue regolabile che segue il corpo: un equilibrio raro tra relax e precisione meccanica.

Oggi questi modelli sono associati alla produzione di Cassina (collaborazione avviata nel 1960), che ha reso possibile riedizioni e continuità industriale. Nel parlare di Cassina LC1 LC2 LC3 LC4 vale la pena ricordare che la loro modernità non sta solo nell’estetica: sta nel modo in cui hanno reso “normale” un lessico che prima era sperimentale, portando l’architettura dentro gli interni.

Per chi colleziona o acquista, un’ultima nota pratica: materiali, finiture e marchiature variano nel tempo; vale quindi la pena informarsi su anno di produzione, condizioni e provenienza, soprattutto quando si guarda al mercato second-hand.

Le Corbusier: padre dell’architettura contemporanea

È la star del trio. Architetto, urbanista e designer svizzero (naturalizzato francese), Le Corbusier è considerato tra i padri fondatori dell’architettura contemporanea. Nato nel 1887 da una famiglia di orologiai, nel 1923, pubblica Verso una architettura: è il “manifesto” in cui espone le sue idee rivoluzionarie. Pilastri, cemento armato, superfici lineari, finestre a nastro, proporzioni spaziali basate sulle misure del corpo umano: sono alcuni dei principi cardini della sua poetica architettonica.
Chi volesse vederli realizzati può visitare la Ville Savoye a Poissy, edificio emblematico del movimento modernista.
Ma chi era Le Corbusier architetto e uomo? Quali avvenimenti segnarono la sua vita?

Photo by Agency/Getty

7 curiosità su Le Corbusier

    1.      Le Corbusier è un nome d’arte. L’architetto si chiamava in realtà Charles-Édouard Jeanneret-Gris. Inventò lo pseudonimo per firmare i propri articoli, ispirandosi al cognome del nonno materno Lecorbésier. Spesso veniva chiamato semplicemente Le Corbu, parola che ricorda corbeau – corvo in francese.
    2.      La Città Ideale. Nel 1953 Le Corbusier pubblicò un trattato – Ville Radieuse – in cui descriveva nel dettaglio la sua città ideale. Edifici, uffici, strade, trasporti pubblici, zone residenziali, infrastrutture: tutto doveva essere funzionale e organizzato. Nel 1951 il Governo indiano gli commissionò la progettazione della nuova capitale del Punjab. Fu l’occasione per mettere in pratica la sua utopia urbanistica. Il progetto divenne però nel tempo il simbolo dei difetti delle teorie dell’architetto.
    3.      Il quartiere verticale. Nel 1952 venne inaugurato a Marsiglia un altro progetto avveniristico dell’architetto: la cosiddetta Cité Radieuse, una sorta di quartiere verticale, con abitazioni, negozi, strade, giardini, piscina e parco giochi sul tetto. Considerata a lungo una costruzione ghettizzante, oggi è stata rivalutata ed è un polo culturale molto vivace.
    4.     Salvador Dalì. Tra i due artisti non correva buon sangue: Dalì affermò che gli edifici di Le Corbusier erano “i più brutti e inaccettabili del mondo”. Nonostante ciò portò dei fiori sulla sua tomba in segno di stima.
    5.     La casa dei genitori. Le Corbusier rivoluzionò il modo di costruire in tutto il mondo, ma non riuscì a regalare ai genitori una casa funzionante. La prima che progettò per loro era talmente costosa che dovettero venderla. La seconda aveva perdite, problemi di illuminazione e di riscaldamento.
    6.     La morte in mare. Come ogni grande artista, la sua morte è avvolta nella leggenda. Le Corbusier morì annegato in Costa Azzurra, nel 1965. Nonostante il suo medico gli avesse sconsigliato di fare lunghe nuotate, la mattina del 27 agosto si allontanò dalla costa. Ufficialmente annegò per infarto, ma il sospetto è che si sia trattato di suicidio. Agli amici aveva infatti confidato come “sarebbe bello morire nuotando verso il sole”.
    7.     La Chaise longue. Anche chi è completamente a digiuno di design e architettura e non ha mai sentito parlare di Le Corbusier deve aver visto almeno una volta nella vita la celeberrima Chaise longue LC4: progettata nel 1928, è l’evoluzione del sofà dell’800.

5. Vita privata, ultimi anni e come è morto Le Corbusier

Negli ultimi anni Le Corbusier alterna grandi progetti, scrittura e attività artistica. Trascorre periodi in Costa Azzurra, dove realizza anche il piccolo Cabanon a Roquebrune-Cap-Martin: una sorta di manifesto minimo, costruito su misure e proporzioni che dialogano con il pensiero del Modulor.

La sua morte è un tema molto cercato e merita un chiarimento sobrio: l’architetto muore il 27 agosto 1965 a Roquebrune-Cap-Martin, dopo essersi immerso in mare per una nuotata. Le ricostruzioni più diffuse parlano di un annegamento a seguito di un malore (spesso indicato come possibile infarto), nonostante gli fosse stato consigliato di evitare sforzi prolungati. Su eventuali interpretazioni alternative (come l’ipotesi di un incidente cercato) è più corretto mantenere cautela: ciò che resta certo è il luogo e la data, e l’immagine di un ultimo gesto coerente con la sua relazione quasi rituale con il paesaggio mediterraneo.

6. L’eredità: influenza, critiche e perché continua a far discutere

L’influenza di Le Corbusier attraversa architettura, urbanistica e design d’interni: dalle scuole del Movimento Moderno agli sviluppi del Brutalismo, fino al modo in cui oggi pensiamo luce, pianta e standard abitativo. Allo stesso tempo, la sua figura è al centro di controversie che riguardano soprattutto la visione della città: l’idea di separare funzioni, privilegiare grandi assi e blocchi residenziali, semplificare il tessuto urbano ha generato risultati molto diversi a seconda dei contesti.

È proprio questa tensione a renderlo ancora attuale: da una parte un pensiero capace di produrre strumenti (dalle proporzioni del Modulor alla progettazione integrata), dall’altra la necessità di confrontare quei modelli con la complessità sociale e ambientale contemporanea. In definitiva, parlare dello “Studio Le Corbusier” significa anche parlare di un modo collettivo di fare progetto: visione, metodo e responsabilità, messi alla prova nel mondo reale.

Pierre Jeanneret, il cuore in India

Non è mai facile essere parente di una star. La luce della stella rischia di offuscare il talento di chi la circonda. Non è stato così per Pierre Jeanneret. Indubbiamente meno famoso del cugino Le Corbusier, il designer e architetto svizzero, naturalizzato francese, è stato un rivoluzionario “dietro le quinte”, capace di fondere il rigore del modernismo europeo con la spiritualità indiana.
La sua carriera inizia a Parigi: fondamentale l’incontro con Auguste Perret, uno dei primi architetti ad impiegare il cemento armato nelle costruzioni. Il 1922 segna l’inizio ufficiale della collaborazione con il cugino Le Corbusier, presso lo studio in rue de Sevres 35 a Parigi. Da quell’anno in poi i due firmeranno insieme alcuni dei più importanti progetti architettonici dell’epoca, dalla Ville Savoye, ai mobili di design della linea LC (ancora oggi in produzione, grazie alla collaborazione avviata nel 1960 con Cassina), alla “città ideale” in India.
Proprio per seguire i lavori della città indiana, Jeanneret si trasferì per oltre un decennio ad oriente. Lì trovò la sua dimensione ideale, progettò città ed edifici e diede vita ad un’intensa produzione di mobili di design, combinando il rigore europeo con l’artigianato tipico locale. Morì a Ginevra nel 1967, ma le sue ceneri furono sparse sul lago Sukhna di Chandigarh.

Copyright Cassina

Charlotte Perriand, la rivoluzione al femminile

“Qui non si ricamano cuscini”. Sembra sia iniziato così, bruscamente, il cammino di Charlotte Perriand a fianco di Le Corbusier e Pierre Jeanneret. Giovane donna in un mondo maschile, la designer e architetta francese inizia a lavorare nello studio di rue de Sèvres 35 nel 1927, a soli 24 anni, diventandone presto un perno fondamentale. Nonostante gli scarsi riconoscimenti ufficiali, firmò alcune delle creazioni di interior design più importanti dello studio.

In 96 anni di carriera rivoluzionò silenziosamente il mondo del design contemporaneo. Affascinata dalla cultura industriale e dai nuovi materiali, lavorò nella convinzione che il design potesse e dovesse migliorare la vita di tutti i giorni. Fu anche un’instancabile viaggiatrice, con una passione per l’Oriente e il Giappone. Dai suoi soggiorni prese ispirazione per creare oggetti e mobili dalle forme inaspettate.

I prodotti del trio sullo SHOP Deesup

Sul marketplace di oggetti d’arredo firmati e selezionati puoi trovare le creazioni di design più iconiche, come la celeberrima Chaise longue LC4 o la LC1.
Lc4, Cassina - Deesup  LC1, Cassina - DeesupLC4 CP, Cassina - Deesup

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